Quanto pesano i “not provided”?

 In Guida

Google Analytics ci ha sorpreso nei giorni scorsi con un aumento inatteso di informazioni sulle Parole Chiave che fanno riferimento agli ormai famosi “not provided”, una categoria in cui vengono conteggiati gli utenti che effettuano una ricerca dopo aver effettuato un login con un account Google e che per questo motivo non portano alcuna informazione sulle parole chiave che ha generato traffico al nostro sito web. Questo cambiamento ha fin da subito (inizio Novembre 2011) modificato i report riguardanti i dati sugli utenti provenienti da google.com, ma ora anche con quelli di google.it e quindi il mercato italiano comincia ad essere influenzato.

Che importa? Beh, se ti dedichi ad attività SEO o sei un web analyst o se semplicemente sei interessato al marketing digitale, le informazioni chiave su come gli utenti raggiungono il tuo sito è uno degli aspetti più importanti. Ovviamente, Google ha tutto il diritto di modificare i propri prodotti a suo piacimento (hanno giustificato il cambiamento con “problematiche relative alla privacy”), tuttavia, il problema che ha generato ai professionisti dei motori di ricerca e agli analisi dei dati è enorme a causa del 10% complessivo di visite (è una media calcolata sugli account che abbiamo a disposizione) da motori di ricerca dalle quali non sappiamo l’origine.

Okay, e questo cosa significa? In primis, che dipendiamo da Google. Google Analytics è diventato uno standard del settore ed è onnipresente … situazioni come questa ci fanno capire come siamo dipendenti e vulnerabili alle loro trasformazioni. Quindi una delle cose principali che si dovrebbe fare è valutare le alternative a Google Analytics.

Che alternative abbiamo? L’unica alternativa (che in realtà non risolve il problema, ma ne argina gli effetti) è quella di applicare un filtro in grado di riscrivere la parola chiave “not provided” (che è l’informazione attualmente disponibile all’interno di Google Analytics se la ricerca all’interno del motore avviene da un utente Google loggato) in not provided – www.esempio.it. In pratica, si aggancia alla parola chiave la pagina di destinazione attraverso la quale si è atterrati sul sito.

Questo comporta, per esempio, la possibilità di collegare all’interno del report sulle parole chiave, sia le visite “pulite” che quelle che da not provided hanno avuto accesso ad una specifica pagina (una landing page di una campagna, per esempio).

Grazie a questo filtro, infatti, è stato possibile aggiungere la prima voce (che ha generato ben 156 Visite) ad una specifica parola chiave che, altrimenti, sarebbe stata sommersa all’interno della voce “not provided”.

Quindi, di quel 5%, quanto riusciamo a “salvare”? All’incirca due terzi del traffico che passa con parola chiave “not provided” atterra sulla home page, e su questo non abbiamo ulteriori informazioni. Sul restante terzo, invece, possiamo associare una parola chiave, ancorché generica, che ci può consentire di migliorare la nostra analisi sulle fonti di accesso al sito.

Articoli consigliati

Leave a Comment